Il regista rossoblù alla guida dei giovani lupacchiotti: “La testa viene prima della tecnica. Il mio sogno? Portarli in prima squadra”
In panchina con naturalezza. Simone Ginefra, capitano della Pirossigeno Cosenza Basket, affronta una sfida inedita: quella di coach dell’Under 19, che giovedì 30 ottobre esordirà in campionato in trasferta contro il Belvedere.
Tra un allenamento con la prima squadra e le sessioni con i giovani, Ginefra sta scrivendo un nuovo capitolo della sua carriera: «Definirmi coach è ancora strano – confessa –, ma voglio mettere a disposizione dei ragazzi la mia esperienza».
Un gruppo di ragazzi affiatato, nonostante alcuni di loro non avessero mai giocato insieme, che sotto la sua guida sta imparando non solo schemi e tiri, ma soprattutto «la mentalità giusta per crescere come atleti e come persone».
In vista dell’esordio, lo abbiamo incontrato e coach Ginefra ci ha raccontato l’emozione del nuovo ruolo, i progetti per i giovani lupacchiotti e il sogno di vederli un giorno vestire la maglia della prima squadra…
Simone, presentaci la tua squadra che giovedì 30 ottobre esordirà nel campionato di categoria affrontando in trasferta il coriaceo Belvedere…
Intanto, sentirmi chiamare “coach” è ancora un po’ strano! Sto cercando di dare il massimo, e devo dire che i ragazzi dell’Under 19 mi stanno offrendo una grande opportunità: quella di mettere a loro disposizione la mia esperienza da giocatore e, allo stesso tempo, di crescere anch’io in questa nuova veste. La squadra è composta da ragazzi tra i 16 e i 19 anni, molti dei quali non avevano mai giocato insieme prima. In questo primo mese e mezzo di lavoro ci siamo conosciuti, abbiamo creato un gruppo e stiamo lavorando sodo sia sul piano tecnico che su quello mentale. Credo che la pallacanestro sia prima di tutto una questione di testa: la tecnica e la tattica contano, certo, ma arrivano dopo. Il mio obiettivo è trasmettere ai ragazzi la giusta mentalità, quella che li aiuterà a migliorare e a diventare giocatori completi. Giovedì affronteremo il Belvedere, una squadra solida e rodata, con tanti anni di lavoro comune alle spalle. Sarà una partita impegnativa, ma sono fiducioso: i miei ragazzi hanno entusiasmo, determinazione e voglia di dimostrare il proprio valore.
Come stai vivendo questa esperienza con i ragazzi dell’U19?
È un’esperienza magica, davvero. Avere a che fare con giovani che ti ascoltano, che si fidano di te e cercano di migliorare seguendo i tuoi consigli, è qualcosa che riempie d’orgoglio. Mi fa stare bene, mi motiva e mi rende felice. Spero che questo percorso possa durare nel tempo, non solo quest’anno: con loro voglio costruire qualcosa di importante, un progetto che li faccia crescere sia come atleti che come persone. L’obiettivo è accompagnarli nel modo giusto, passo dopo passo, fino alla prima squadra.
L’U19 è il serbatoio da cui la squadra maggiore può attingere per lanciare i propri talenti…
Assolutamente sì. L’Under 19 è la nostra cantera, e il mio desiderio è portare quanti più ragazzi possibile a vestire un giorno la maglia della prima squadra. Ma prima ancora di pensare ai risultati, voglio farli crescere, farli divertire e aiutarli a costruire la giusta mentalità. Nella pallacanestro, come nella vita, l’atteggiamento e la testa fanno davvero la differenza. Se imparano questo, avranno già vinto.