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Marco Maida: «Al PalaPirossigeno bisognerà rimanere lucidi il più a lungo possibile»

L’ala grande della Nuovo Basket Soverato presenta la sfida odierna contro la capolista. Indica in Ginefra e Guzzo le punte di diamante degli avversari, e ricorda che appena due settimane fa hanno espugnato il PalaLumaka

Ha scelto Soverato quando tanti, da fuori regione, gli offrivano categorie più importanti. E oggi, con la Nuovo Basket saldamente al quarto posto e in piena corsa per le zone alte, Marco Maida spiega perché quella decisione aveva un senso. L’ala grande, chiamata a raccogliere l’eredità di Billy Fall sia in campo che nello spogliatoio, si racconta alla vigilia della sfida più attesa: stasera alle 18, al PalaPirossigeno, la sua squadra affronterà la capolista Pirossigeno Cosenza. Un banco di prova importante, forte della consapevolezza conquistata l’8 febbraio, quando al PalaLumaka è arrivata una vittoria pesante contro un’altra corazzata del campionato.

Sei arrivato a Soverato con un ruolo importante: sostituire Billy Fall sia in campo che come chioccia nello spogliatoio. Oggi la squadra è quarta in classifica e in piena corsa per le zone alte. Cosa ti ha convinto a scegliere questo progetto?

Ho scelto Soverato non solo per motivi lavorativi extra cestistici, ma perché ho visto un progetto tecnico chiaro e una società con idee definite basate su un credo che sposo a pieno, i giovani. Non mi interessava solo la categoria, ma il contesto. Sostituire un giocatore come Billy Fall è uno stimolo. In campo significa assumersi tiri e decisioni nei momenti chiave; fuori dal campo vuol dire essere un riferimento quotidiano.

L’8 febbraio avete battuto la Lumaka al PalaLumaka, dimostrando che contro le grandi potete far male. Quanto pesa quel precedente nel vostro approccio mentale?

Pesa nella misura in cui ci ricorda che il livello lo possiamo reggere. Non deve trasformarsi in euforia o presunzione. Quella partita ci ha insegnato che quando difendiamo con continuità e controlliamo i possessi, possiamo competere con chiunque. In trasferta, contro squadre strutturate, la differenza la fanno i dettagli: gestione dei falli, ritmo, qualità delle scelte negli ultimi cinque minuti. Il precedente è un riferimento, non una garanzia.

La Pirossigeno è prima in classifica e reduce da una striscia positiva che dura dal 14 dicembre. Che idea ti sei fatto di questa squadra e quali pensi possano essere i punti deboli su cui provare a colpire?

La Pirossigeno è una squadra solida, con rotazioni profonde e grande fiducia nei propri meccanismi. Ha due pedine di diamante come Simone Ginefra e Niccolò Guzzo che fanno la differenza in questo campionato. La striscia positiva non è casuale: hanno equilibrio tra esterni e lunghi e sanno alzare l’intensità difensiva nei momenti chiave. I punti deboli, se così si possono chiamare, stanno nei ritmi: se li costringi a giocare fuori comfort, abbassando l’efficienza nei primi secondi dell’azione e togliendo linee di passaggio primarie, possono andare fuori fluidità. Serve disciplina tattica e capacità di leggere le situazioni, non giocate estemporanee.

Il PalaPirossigeno è un campo caldo, il pubblico spinge. Come si prepara mentalmente e tatticamente una gara così, e quanto può essere determinante la tua esperienza per gestire l’emotività della partita?

Un ambiente caldo non si spegne, si gestisce. La preparazione mentale passa dall’accettare che ci saranno momenti di pressione e parziali contro. L’obiettivo è rimanere ancorati al piano partita: difesa, rimbalzi, controllo del ritmo. L’esperienza serve soprattutto nei momenti di inerzia negativa: rallentare quando serve, prendersi una responsabilità offensiva per spezzare un parziale, o commettere un fallo intelligente. In partite così non vince chi si accende di più, ma chi resta lucido più a lungo.

 

 

 

 

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