Da Castellammare a Cosenza, con papà Aldo come punto di riferimento. La nuova ala rossoblù si racconta: gli amici, la PlayStation… e sabato l’esordio contro la sua Antoniana
Le poltroncine della tribuna vip del PalaPirossigeno sono rosse, di un rosso acceso ancor di più dai raggi di sole che fanno capolino dalle vetrate superiori del Palazzo. Sul parquet, è tutto un brusio di bambini che giocano a minibasket. Vincenzo Festinese è seduto su una di quelle poltroncine rosse, con lo sguardo rivolto verso il canestro. Pensa al suo debutto con la maglia rossoblù contro l’Antoniana. Con quella divisa ha giocato due anni fa. L’ala classe 2002, per questa stagione ha scelto Cosenza. Per le ambizioni della società, per la stima verso coach Sergio Carolillo e Simone Ginefra. Fuori dal campo è un ragazzo semplice, Vincenzo. Amici e PlayStation. Dentro, la voglia di arrivare ai livelli di papà Aldo…
Sei cresciuto a Castellammare di Stabia, poi Tortona, Scafati, Salerno, Ragusa, Rende e Antoniana e Bisceglie. Sei un giramondo del basket? Cosa ti porti dietro da ogni città?
«Beh, sicuramente le belle persone, le amicizie. Ché sono le cose che rimangono di più. Poi sicuramente le belle esperienze, il fatto di girare tanto mi ha permesso pure di vedere tutte le regioni d’Italia, o quasi. E questa sicuramente è una cosa bella che mi piace davvero tanto.
Tuo padre Aldo è stato un giocatore di lungo corso. Quanto ha pesato la sua figura nella tua scelta di giocare a basket? E che consigli ti dà ancora oggi?
In realtà, da piccolo giocavo sia a calcio che a basket. Oltre a mio padre, anche mia madre è stata una ex cestista, ma non mi hanno mai influenzato: mi hanno sempre detto che avrei dovuto fare ciò che mi piaceva di più. La scelta del basket è arrivata perché mio padre era il mio punto di riferimento. Il mio obiettivo è sempre stato quello di provare ad arrivare ai suoi livelli.
Sei arrivato a Cosenza dopo aver giocato nella scorsa stagione da protagonista a Bisceglie. Cosa ti ha convinto a sposare il progetto rossoblù?
Sicuramente l’ambizione di questa società e la presenza di coach Sergio Carolillo e di Simone Ginefra, che sono due persone che stimo tantissimo e a dir la verità sono davvero molto felice di essere qui.
Descriviti come giocatore. Dicci in quale ruolo ti senti più a tuo agio all’interno del sistema di coach Carolillo?
Sono un giocatore versatile che può ricoprire più ruoli. L’ala grande è forse quello dove mi trovo meglio e dove riesco a esprimere al meglio me stesso.
Fuori dal campo, chi è Vincenzo? Hai una passione, un hobby, un’abitudine che i tifosi non conoscono e che ti va anche di raccontarci?
Sì, sono una persona molto semplice, in realtà. E le cose che mi piacciono fare fuori dal campo è stare con gli amici, sicuramente, e giocare alla PlayStation.
Hai giocato con l’Antoniana due anni fa, che effetto ti fa ritrovare da avversario, per di più alla prima partita ufficiale, alcuni dei tuoi vecchi compagni?
È un’emozione grande, perché per me Antoniana è uguale casa e a 5 minuti da casa mia, quindi la società che ho visto crescere poi mio padre ha vinto tre campionati quindi diciamo che la partita che sento molto però una volta che si entra in campo le amicizie finiscono lì. Poi appena finisce la partita abbraccio tutti perché davvero c’è stima e bene.