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Fabio Lorenzi: il “duplice cuore” della Pirossigeno Cosenza Basket

Un passato glorioso da giocatore, tra i protagonisti della splendida cavalcata che portò il Club Basket Cosenza in serie B eccellenza (1996/1997), direttore sportivo della Pirossigeno Cosenza Basket e delegato Fip Calabria, Fabio Lorenzi incarna alla perfezione il raro equilibrio che esiste tra ex cestista, istituzione e club. E lo fa con un’invidiabile naturalezza. L’impressione è che quest’occasione la aspettasse da un bel po’ di tempo. Con la calma di chi attende che un frutto maturi sul ramo. Senza fretta. Fiducioso che prima o poi il momento della raccolta arrivi. Così, ecco la Pirossigeno Cosenza Basket. Lo incontriamo subito dopo la comunicazione ufficiale delle 11 squadre che si daranno battaglia sportiva nel prossimo campionato di Serie D. Mentre lavora alla costruzione del roster e della cantera rossoblù…

Fabio Lorenzi, com’è gestire questo doppio ruolo?

Una responsabilità che vivo come un privilegio. Da dirigente Fip, lavoro per sviluppare il basket regionale. Da diesse rossoblù, applico quella stessa filosofia alla Pirossigeno. Non è scindibile: la crescita del movimento passa attraverso società solide che investano sui giovani. Ogni mia decisione ha due parametri: l’impatto agonistico immediato e la ricaduta sul territorio a lungo termine.

Suo padre, il Prof Tonino Lorenzi, è oggi supervisore tecnico del club e head coach dell’Under 19. Quanto conta la sua esperienza?

Tutto. Da bambino correvo in palestra con lui, che allenava. Mi ha insegnato che la pallacanestro è educazione prima che sport. Oggi, quando lo vedo guidare l’Under 19, ritrovo quella stessa passione. La sua presenza è un punto di riferimento imprescindibile per il nostro progetto: sa trasformare i ragazzi in uomini, non solo in atleti.

La sfida più grande di questa stagione?

Due fronti: la Serie D e la cantera. Per la prima squadra stiamo costruendo un roster equilibrato – giovani promettenti e 2-3 veterani – che rispecchi l’identità che vogliamo: ritmo, difesa aggressiva, coesione. Con Davide Durantini, il mio team manager e compagno di viaggio, lavoriamo giorno e a volte anche notte. Ma non ti darò nessuna notizia di mercato. Niente indiscrezioni! (ride divertito). Per gli under, l’obiettivo è creare un vivaio stabile, in sinergia con realtà come la Micromega Cosenza. Una collaborazione per far crescere il movimento nella nostra città, in provincia. Vogliamo far respirare ai ragazzi un unico stile di gioco dalle Under alla prima squadra.

Cosenza è una città con una buona tradizione cestistica, ma oggi fatica a ritrovare la passione del pubblico. Come invertire la rotta?

Ridando centralità alle comunità. Il nostro progetto non è solo sportivo: è sociale. Abbiamo in testa tante idee, aprire le porte del bellissimo PalaPirossigeno alle scuole, organizzare stage, dialogare con le società della provincia superando inutili polemiche, chiacchiere disfattiste e perenni manie di persecuzione. La collaborazione con la Micromega è un esempio concreto della nostra ferma volontà di cambiare marcia, condividere risorse e know-how. La passione si riaccende coinvolgendo i giovani e le famiglie, non con i proclami.

Cosa rende speciale la sinergia con Durantini, Carofiglio e Piro?

Davide Durantini è la mia controparte perfetta: io valuto i talenti, lui gestisce la macchina operativa. Claudio Carofiglio, il nostro direttore generale, è un vulcano di idee e garante della sostenibilità. Gaetano Piro, il vicepresidente, è la nostra sicurezza, nonché primo tifoso. Siamo complementari: ci completiamo come i pezzi di un puzzle!

Il campionato di Serie D si preannuncia infuocato, con 11 squadre. Cosa vi aspettate?

Un torneo spettacolare, l’ideale per rilanciare il basket regionale. Affronteremo squadre agguerrite, in derby che scalderanno il cuore. Ma la vera posta in gioco è dimostrare che Cosenza può tornare protagonista. Per questo chiediamo ai tifosi di riempire il PalaPirossigeno: vogliamo regalare emozioni a chi crede in questa voglia di rinascita.

Ultima domanda d’obbligo: qual è il sogno nel cassetto?

Che tra qualche anno, a Cosenza, a nessun bambino si debba spiegare cosa sia la pallacanestro.

 

 

 

 

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