Il centro della Pirossigeno Cosenza Basket si racconta: ottime percentuali ai rimbalzi, preziosa esperienza in campo e spogliatoio. «Il mio ruolo? Dare sicurezza sotto canestro ed essere un punto di riferimento per i ragazzi»
È iniziata nel migliore dei modi la stagione di Daniele Russo con la maglia della Pirossigeno Cosenza Basket. L’esperto centro, pilastro sotto le plance, sta mantenendo tutte le promesse: percentuali da applausi ai rimbalzi, sia in attacco sia in difesa, e un’affidabilità al tiro che lo rende un’arma in più per lo scacchiere di coach Manu Gallo. Ma c’è di più: come auspicato dal team manager Davide Durantini e dal direttore sportivo Fabio Lorenzi, Russo sta diventando un punto di riferimento fondamentale per i giovani lupacchiotti, trasmettendo giorno dopo giorno quel bagaglio di esperienza che fa la differenza in un campionato complesso come la DR1.
Hai iniziato il campionato con ottime percentuali ai rimbalzi e al tiro. A cosa attribuisci questa immediata efficacia e come si concilia con il tuo ruolo di giocatore esperto in una squadra giovane?
Credo che la chiave sia l’esperienza: gioco a basket da oltre trent’anni e mi sento perfettamente a mio agio sul parquet. Ormai conosco bene i campi e le dinamiche di gioco, e questo mi aiuta a esprimermi al meglio. Il rimbalzo è sempre stata una delle mie caratteristiche principali, mentre al tiro cerco di selezionare solo le conclusioni giuste, ad alta percentuale, limitando al minimo gli errori. L’integrazione con i più giovani è stata naturale: sono ragazzi preparati, che sanno cosa significa giocare a pallacanestro. In campo parliamo la stessa lingua.
Il “lavoro sporco” sotto canestro – rimbalzi, blocchi, difesa – è spesso meno appariscente ma fondamentale. Quanto conta questa filosofia nel tuo approccio al gioco e come la stai trasmettendo ai giovani compagni?
È il mio mestiere, il mio pane quotidiano. Rimbalzi, contatti, botte sotto canestro: fanno parte del gioco e li vivo con naturalezza. Con il tempo ho imparato ad “assorbire” i colpi e a trasformarli in qualcosa di utile, come un canestro o un possesso conquistato. In questa categoria, dove il contatto fisico è frequente, serve molta esperienza per gestirlo nel modo giusto. Con i compagni più giovani, lavoro ogni giorno per trasmettere questa mentalità: qualche trucco per prendere posizione, un modo più efficace di portare un blocco o difendere meglio. Sono piccoli dettagli che fanno la differenza e aiutano tutta la squadra.
Il direttore sportivo Fabio Lorenzi e il team manager Davide Durantini contavano molto sul tuo apporto per accrescere l’esperienza del gruppo. Quali sono gli aspetti su cui stai insistendo con i ragazzi più giovani, sia in campo sia nello spogliatoio?
Con Fabio e Davide mi lega un’amicizia di lunga data, e quando mi hanno parlato del progetto ho subito sposato l’idea: far crescere i ragazzi, soprattutto quelli locali, trasmettendo loro qualcosa della mia esperienza. Ogni giorno cerco di incoraggiarli a non demoralizzarsi di fronte agli errori — che fanno parte del gioco, per tutti — e a mantenere sempre alta la concentrazione.
Il nostro obiettivo è comune: migliorare, crescere insieme e portare la squadra alla vittoria.
Dalle prime partite è emerso un gruppo molto unito. Qual è il segreto per integrare così bene giovani e veterani, e come vedi il potenziale di questa squadra per il resto del campionato?
Sono molto contento di questo inizio. Stiamo riuscendo ad amalgamare bene l’esperienza dei più grandi con l’entusiasmo e la freschezza dei giovani. È uno scambio continuo: noi cerchiamo di trasmettere la nostra conoscenza, loro ci danno energia e ritmo. Il gruppo è coeso, lavora con serietà e ha ampi margini di crescita. Proprio perché siamo una squadra giovane, sono convinto che con il passare delle giornate potremo solo migliorare.