Il giovane playmaker rossoblù, tra i protagonisti della fuga dell’Under 19 (5 vittorie su 5) e con presenze in DR1 e DR2 parla della forza del gruppo in cui regna una sana competizione che ha come obiettivo comune la crescita»
Playmaker classe 2008, incarna perfettamente l’anima e il futuro del progetto Pirossigeno Cosenza Basket. Lui è Alessandro Carofiglio e in questa stagione sta vivendo un’esperienza formativa unica, un vero e proprio corso accelerato tra tre campionati diversi: è un punto di riferimento nella capolista Under 19, colleziona presenze importanti in DR2 e assapora l’agonismo del massimo campionato regionale con la prima squadra in DR1. Un percorso a tre velocità che lo sta mettendo alla prova, costringendolo ad adattarsi a contesti, fisicità e responsabilità molto diverse. In questa intervista, Carofiglio ci svela il segreto della solidità dell’Under 19, descrive il clima di sana competizione che si respira nel vivaio rossoblù e spiega come ogni singolo minuto in campo, da qualsiasi panchina parta, stia contribuendo a forgiare il suo carattere e la sua maturità cestistica. Una chiacchierata con un giovane lupo che non ha paura di confrontarsi con tutti i livelli del basket, consapevole che ogni partita è un passo in più verso l’obiettivo di consolidarsi tra i “grandi”.
Stai vivendo una stagione intensa, divisa tra gli impegni in DR1 con la prima squadra, in DR2 e in Under 19. In che modo affrontare partite in campionati così diversi sta accelerando la tua crescita?
Questa stagione sicuramente è un’opportunità, ma anche una sfida continua. Giocare in tre contesti mi costringe ad adattarmi a diverse modalità di gioco. In DR1 sicuramente, stile più dinamico e fisicità dominante. Mentre in Under 19 mi trovo ad avere un ruolo più centrale, dove sono costretto a prendere decisioni e assumermi delle responsabilità. Questo mix quindi mi sta aiutando a migliorare aspetti tecnici e mentali del mio carattere.
La Pirossigeno Under 19, partita senza essere citata tra le favorite, è in fuga con 5 vittorie su 5. Qual è, secondo te, il segreto di questa squadra? C’è un fattore in particolare (tattico, caratteriale, di gruppo) che vi ha resi così solidi e vincenti?
Siamo partiti senza aspettative e senza alcuna pressione, ed è stato un vantaggio. Questa squadra arriva da un campionato giocato spesso sotto età, un’esperienza che ci ha aiutato a non avere paura di nessuno e ad affrontare ogni partita con la testa libera. La nostra forza è il gruppo: ci sosteniamo sempre e ci spingiamo a vicenda a dare qualcosa in più. Durante la settimana lavoriamo tantissimo insieme a Simone (Ginefra) e non vediamo l’ora di portare in partita tutto quello che proviamo in allenamento. È questo che, secondo me, ci rende solidi e continui nei risultati.
Il tuo percorso assomiglia a quello di altri ragazzi del settore giovanile che stanno ottenendo spazio in DR1 e DR2. Che clima si respira in questo “vivaio” della Pirossigeno?
Nel nostro gruppo c’è una sana competizione: a ogni allenamento cerchiamo di spingerci al massimo per guadagnarci spazio e dimostrare di meritare il posto. Allo stesso tempo, però, ci supportiamo molto tra di noi, perché sappiamo che crescere insieme è fondamentale. Gli allenatori credono davvero nei giovani e in questo progetto, ci spronano continuamente e ci danno fiducia. Noi cerchiamo di ripagarla dando sempre il massimo in partita.
Dalla panchina o dal campo in DR1 e DR2, cosa stai imparando che poi cerchi di portare anche nelle partite con l’Under 19? E, viceversa, c’è qualcosa della responsabilità che hai nel torneo giovanile che provi a trasferire quando giochi con i senior?
In DR1 ogni dettaglio conta: ogni errore pesa e ogni scelta può fare la differenza, quindi stare sempre al passo non è semplice ma ti fa crescere tantissimo. Da quel contesto porto soprattutto l’attenzione e la responsabilità nelle scelte. Dall’Under 19, invece, mi porto dietro la voglia di fare, l’energia e la voglia di migliorare ogni giorno, che mi aiutano anche quando gioco con i senior. Nel settore giovanile ho un ruolo più centrale e questo mi dà responsabilità: cerco di organizzare il gioco, essere dinamico e trasmettere questa mentalità anche quando sono in campo con la prima squadra.
A livello personale, qual è il prossimo passo che vuoi compiere per consolidarti sempre di più nel contesto della prima squadra?
Il primo passo, per me, è diventare più costante. In DR1, sai che gli errori si pagano subito, quindi devo crescere soprattutto nella qualità delle scelte. Sto lavorando tanto anche sull’aspetto fisico e sulla lucidità, per farmi trovare pronto nei momenti più importanti della partita. L’obiettivo è dare una mano alla squadra in modo concreto, non solo entrando dalla panchina, ma rispondendo sempre presente quando vengo chiamato in causa.
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