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Pierotti: «Una sfida che servirà a far crescere i ragazzi»

Il coach della Vis Reggio Calabria, alla vigilia dell’incontro con la Pirossigeno: «Organico ridotto e giovani da educare, ma è la nostra strada. Di Cosenza temiamo l’esperienza di Ginefra, ma sarà una lezione preziosa»

 Un organico ridotto e in via di completamento, giocatori giovanissimi e la necessità di costruire il gruppo partita dopo partita. Paolo Pierotti, coach della Vis Reggio Calabria, non cerca alibi alla vigilia del match contro la Pirossigeno Cosenza Basket, ma racconta con schiettezza la realtà di un progetto che punta tutto sulla crescita: «Siamo praticamente un’Under 17 che affronta squadre di senior». Tra infortuni, ragazzi che a volte «si presentano senza divisa» e una fisicità insufficiente per il campionato senior, la Vis sta scrivendo un percorso di formazione che punta sui giovani – anche stranieri, dall’Est Europa – e sull’esperienza sul campo. E contro i Lupi rossoblù, reduci da un successo di prestigio, l’obiettivo è chiaro: imparare. Perché, come spiega Pierotti, «affrontare squadre come Cosenza, con giocatori esperti che sanno gestire i possessi, è la palestra migliore». Una partita che vale tanto in classifica, ma ancor di più nel percorso di una squadra che guarda lontano.

Primi due quarti in vantaggio, poi, essere solo in 8 ha pesato come un macigno nella sconfitta di Belvedere della scorsa giornata…

Sì, in questo momento abbiamo qualche problema di organico: stiamo ancora completando i tesseramenti di alcuni ragazzi dell’Academy e abbiamo avuto anche qualche infortunio, come la distorsione alla caviglia del nostro lungo. Poi, con i giovani capita di tutto… uno si è persino presentato senza divisa. Fa parte dell’età, sono situazioni che succedono e che dobbiamo mettere in conto. La partita non è andata male, ma è chiaro che giocare in otto pesa, soprattutto in un campionato senior. Di fatto, tolto un 2003, siamo praticamente un’Under 17 che affronta squadre composte da giocatori molto più esperti. Paghiamo l’inesperienza. Paghiamo scelte che i ragazzi non possono ancora leggere con lucidità. Ma il nostro progetto nasce proprio così: fare la Serie DR1 con tanti giovani per accelerare la loro crescita. Affrontare squadre esperte – come la Pirossigeno – ci aiuta a capire davvero cosa significa giocare a basket, come si sta in campo, cosa vuol dire giocare di squadra. Perché questi ragazzi vengono da percorsi diversi, hanno tutti il loro “uno contro uno”, vogliono tirare da tre, palleggiare, evitare di difendere… È normale. Il punto è far capire loro che l’individualità viene dopo: prima c’è il gioco, ci sono gli spazi, le letture, la squadra. Solo quando hai capito questo puoi permetterti di esprimere il tuo talento.

Nonostante, finora, siano mancati i risultati in termini di punti, le prestazioni della Vis sono state spesso di livello. Cosa manca, secondo te, per trasformare le buone prove in vittorie?

Sicuramente quello che ci manca, al momento, è la fisicità. Tolto Lebedev, abbiamo pochi chili e questo in Serie DR1 pesa. Stiamo lavorando per rinforzarci e completare il roster, perché per giocare con il ritmo e l’aggressività che vogliamo servono più cambi. Quando sei costretto a giocare in sette-otto, alcuni ragazzi devono restare in campo per tanti minuti e, inevitabilmente, calano d’intensità. Smettono di difendere o non riescono a farlo con la stessa energia per tutta la partita. È normale: non hanno ancora l’esperienza per reggere quei ritmi così a lungo. Quindi, oltre alla fisicità, ci manca anche un po’ di profondità e maturità nella gestione dei momenti della gara. Con il tempo e con un organico più completo, sono sicuro che queste buone prestazioni si trasformeranno anche in vittorie.

La Vis sta puntando su una strategia di mercato particolare, orientata verso giovani talenti stranieri provenienti dai Paesi dell’Est europeo. Come si stanno integrando nel gruppo e nel campionato italiano questi ragazzi?

A livello giovanile, l’inserimento è un po’ più semplice, anche se abbiamo già incontrato squadre molto forti – soprattutto in Sicilia, con gruppi 2007 e 2005 di grande qualità. Il vero tema, però, è l’esperienza: questi ragazzi arrivano con un’impostazione molto individuale. A me va benissimo che sviluppino il loro talento personale, ma questo deve necessariamente legarsi alla capacità di giocare insieme, di conoscere gli spazi, i tempi e le letture del gioco. La nostra strategia è chiara: farli giocare tantissimo. La settimana scorsa, ad esempio, alcuni di loro avevano già disputato quattro partite e abbiamo dovuto fare delle scelte nelle convocazioni, perché da regolamento non possono superare le tre gare settimanali. Rispetto ad altre Academy, però, il nostro programma è molto più ricco di partite: crediamo che la crescita passi dal campo, non solo dall’allenamento. Accanto ai ragazzi stranieri, stiamo anche lavorando per ampliare il gruppo con giovani del territorio e per curare con maggiore attenzione i talenti locali. L’obiettivo è crescere in numero e in qualità, costruendo un settore giovanile solido, completo e competitivo.

Cosenza arriva da una vittoria di prestigio in un PalaPirossigeno esplosivo. Cosa temi di più di questa squadra e come pensi di contrastare il loro ottimo momento di forma?

Sicuramente la prima cosa che temo è la vostra capacità di gestire i possessi nei momenti chiave. Ginefra e gli altri giocatori più esperti sono quelli che permettono a tutta la squadra di rendere al meglio: giocare accanto a chi sa quando e dove far arrivare la palla fa tutta la differenza del mondo. È una qualità che nasce dall’esperienza, e su questo Cosenza oggi è nettamente superiore. Ed è proprio affrontando squadre così che i nostri ragazzi possono imparare di più: capire la gestione dei ritmi, il vantaggio offensivo, le letture giuste nei momenti importanti. Oltre ai veterani, avete anche elementi molto atletici che completano il quadro e creano un ottimo equilibrio. Penso che la Pirossigeno è una squadra costruita per competere in alto, e lo sta dimostrando. Noi faremo il massimo, soprattutto in casa, per provare a portare il risultato dalla nostra parte. Sappiamo che non sarà semplice, ma ci proveremo come abbiamo sempre fatto, ovunque».

 

 

 

 

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