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Manu Gallo: «Sconfitta che fa male. Atteggiamento sbagliato per 40 minuti. Testa bassa e lavorare»

Il coach della Pirossigeno Cosenza registra con amarezza il ko interno contro Soverato: «Troppa fretta di recuperare, superficialità e nervosismo. 1 su 16 da tre nei primi due quarti è un dato che pesa»

La seconda sconfitta interna stagionale lascia il segno. Al PalaPirossigeno passa la Nuovo Basket Soverato, e coach Manu Gallo non cerca alibi. Anzi, nel dopo gara, la sua analisi è lucida e spietata, a partire dall’approccio mentale della squadra.

«Per quaranta minuti abbiamo avuto grandi difficoltà e non siamo riusciti a trovare continuità in attacco – esordisce Gallo –. Ma il fatto di non segnare non può diventare un alibi: quando non si fa canestro significa che qualcosa, dentro la squadra, non sta funzionando come dovrebbe». Il tecnico rossoblù individua il problema principale nell’atteggiamento: «Oggi abbiamo giocato quaranta minuti con un atteggiamento negativo, come se avessimo un macigno addosso. C’era troppa fretta di recuperare, come se esistessero tiri da venti punti. Nel basket non è così: bisogna costruire, avere pazienza, giocare in maniera più corale e intelligente». A pesare, in particolare, è stata la mira dalla lunga distanza: «Forse avremmo dovuto cercare di portare più palloni vicino al ferro invece di forzare soluzioni dall’arco. Chiudere i primi venti minuti con 1 su 16 da tre punti è un dato che pesa e che inevitabilmente condiziona la partita. Ripeto, però, non è una giustificazione: è un dato di fatto. Questo deve riportarci in palestra con la mentalità giusta».

Gallo cerca di leggere dentro le difficoltà della sua squadra: «Probabilmente c’è stato un mix di fattori: un po’ di nervosismo, un po’ di lassismo. Non posso entrare nella testa dei ragazzi, magari se ci fossi riuscito avrei potuto incidere di più. Ho visto in alcuni troppa superficialità, in altri nervosismo e, soprattutto, una frenesia eccessiva nel voler recuperare subito una partita che si era complicata fin dall’inizio, ma che non era affatto irrecuperabile».

Nonostante tutto, un piccolo segnale positivo c’è stato: «Negli ultimi due minuti, nell’ultimo minuto e 47 secondi, abbiamo dimostrato di poter avere quell’atteggiamento. Ma non basta farlo a sprazzi: serve per tutta la partita. Il basket ce lo insegna ogni giorno: dal meno venti si può tornare al più due in sette, otto, dieci minuti. Ma non in un’unica azione. Forse questo non lo abbiamo capito fino in fondo».

 

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